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Meccaniche della Meraviglia. 2003-2023

Vent’anni di scoperte, stupore, condivisione tra arte, architettura, natura e territorio.

Di Ilaria Bignotti

Sin dal titolo, Meccaniche della Meraviglia si connota come manifestazione artistica e culturale che da vent’anni si prodiga per offrire al pubblico la possibilità di visitare luoghi ed edifici di diversa natura e di straordinaria bellezza del territorio bresciano e della sua estesa provincia: ambienti e monumenti da tempo chiusi, inaccessibili o, anche, dimenticati, aggiungendo allo stupore della loro visita la meravigliante contaminazione delle arti visive contemporanee.

Questa proposta – scrive infatti l’ideatore, il fondatore e direttore artistico della manifestazione, Albano Morandi (artista poliedrico, scenografo, intellettuale e agitatore di movimenti artistici e culturali link al suo sito: https://www.albanomorandi.it) – nasce dalla sistematica volontà di presentare sempre e comunque un prodotto artistico che ponga nello stupore il modo per attirare l’attenzione dello spettatore, una maniera nuova ed intelligente per definire un proprio senso di visibilità delle cose. Un’occasione per riflettere sul senso dell’arte a prescindere dalle mode o dalle famiglie.”

Era il lontano 2003 quando Albano Morandi propose questo progetto visionario e avvincente, il più longevo del territorio, all’allora Presidente della Provincia di Brescia, l’Architetto Alberto Cavalli: una proposta giunta nel momento giusto, come si dice, dato che in quel periodo, attraverso il censimento che era in corso dei beni immobili e mobili di interesse storico-artistico del territorio, emergeva nelle istituzioni cittadine la drammatica consapevolezza che molti di questi capolavori architettonici erano chiusi o inaccessibili al pubblico. Meccaniche della Meraviglia, d’altra parte, voleva proprio il contrario, aprire la bellezza inesplorata a tutti, e farlo con la contaminazione delle arti…impossibile non accogliere la sfida, e lanciarla alla collettività, che rispose, sin dal 2003, con grande entusiasmo. 

Da quel lontano anno, partendo dalla Valtenesi e dai territori del Garda, sono state decine le sedi che prima chiuse e inesplorate, inaccessibili e spesso anche dimenticate, sono state riaperte, alcune non solo temporaneamente per la manifestazione, ma anche per estesi periodi, se non addirittura definitivamente, a beneficio della collettività che le ha così potute riavere per altre manifestazioni e incontri.  

La meraviglia innesca meccanismi di consapevolezza e attiva la volontà di riappropriarsi della bellezza.Del resto, il titolo della manifestazione stessa deriva da un’opera di Albano Morandi del 2003 che ripensa un lungo fiore di papavero: dalla natura alla scultura, l’artista riveste il fiore di materia e lo rende una Eterotopia (questo il nome del ciclo cui appartiene l’opera) meravigliante: del resto, il papavero è noto per le sue proprietà magiche e per il suo essere ponte vegetale tra il qui ed ora e l’altrove…

Un altrove che si rileva anche nelle geografie culturali disparate dalle quali provengono le altrettante decine e decine di artisti coinvolti in Meccaniche della Meraviglia per intervenire nelle sedi espositive, ogni anno nuove e diverse, in Città e provincia. 

Alla base, un unico principio espositivo e curatoriale: un artista per un luogo, opere o installazioni che devono essere scaturite dall’incontro con quel preciso ambiente (anche già esistenti prima della mostra, ma comunque perfettamente adatte a quello spazio) e una attenzione alla relazione tra questi e lo spettatore, invitato ad un percorso di stupore visuale e di esperienza empatica. Da qui la scelta di indagini artistiche caratterizzate dalla peculiare messa in crisi radicale dei linguaggi i tradizionali e dalla decontestualizzazione e processualità che trasformano sia i materiali selezionati che gli ambienti espositivi, offrendo opere critiche e intermediali, che intervengono nello spazio interpretandolo con affascinante poesia e intenso rigore. 

I primi dieci anni della manifestazione hanno così visto riaprire al pubblico, tra il 2003 e il 2013, i luoghi più disparati ed apparentemente estranei all’arte: officine abbandonate della Valsabbia e della Valtrompia, vecchi magli e mulini dismessi, per esempio. Nel 2015, la piccola Cappella dell’ex cotonificio De Angeli Frua, a Roè Volciano, ha accolto le sculture di Marco La Rosa, gesti plastici che hanno misurato lo spazio, con la curatela di Kevin McManus;   tre anni prima, la chiesa del Lazzaretto di Salò, altro luogo di grande fascino, ha accolto le opere di Salvatore Anelli; e non sono mancate anche le Cantine della Franciacorta, altra perla del territorio.

Medhat Shafik

Nel tempo, le manifestazioni hanno stretto rapporti istituzionali importanti, coinvolgendo, a solo titolo di esempio, artisti  e ambasciata tailandesi, o ancora artisti e istituzioni iraniani; di queste presenze tengono traccia gli accurati cataloghi che ad ogni anno vengono editati, e che raccolgono esclusivamente vedute delle mostre allestite, per ricordare il dialogo tra le opere e i luoghi coinvolti,; e va anche evidenziata la grande affluenza di artisti di valenza e prestigio internazionali: Bizhan Bassiri, Eduard Habicher, Paolo Icaro, Franco Mazzucchelli, Lucio Pozzi, Antonio Scaccabarozzi, Vladimir Skoda, Medhat Shafik, Nanni Valentini, tanto per citarne alcuni. Le loro opere e installazioni, assieme a quelle di moltissimi altri, hanno così pervaso ambienti inediti, rispondendo alla chiamata alla meraviglia della manifestazione, e coinvolgendo in percorsi di forte impatto estetico il pubblico. 

Ma preme in chiusura ricordare che, dietro il piacere della visione stupefatta, è il messaggio etico che Meccaniche della Meraviglia ha saputo far germogliare: l’opera d’arte non esiste da sola, esiste nel luogo e con la comunità che l’accolgono. 

Da questo incontro nasce e cresce, come un fiore che si rinnova e muta, lo stupore dell’arte come bene sociale.

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