Resist/Evolve esamina i limiti dei nostri corpi e delle nostre menti, attraverso la nostra urgenza implacabile di sopravvivere, persistere e creare in condizioni di avversità. Tramite l’impiego di speciali tecniche di respirazione, vengono creati dei paesaggi sonori ininterrotti e improvvisati, basati sulle frequenze contenute in una singola nota di sassofono. Durante i primi dieci minuti della performance Kinzelman si avvicina ai suoi limiti fisici, che successivamente tentera’ di mantenere, cercando un equilibrio tra le regole che ha predisposto, la sua capacità di concentrazione, e le capacità fisiche del suo corpo nella sua interazione con lo strumento. Il suono viene interrotto solo quando questo equilibrio non può più essere sostenuto.
DAN KINZELMAN
Attivo nella musica sperimentale, nell’improvvisazione, nella performance e nella composizione per danza, le sue collaborazioni ultradecennali con progetti come Hobby Horse e Ghost Horse, e il suo quintetto Unfall, gli hanno permesso di sviluppare un approccio estremamente personale al sassofono e al clarinetto, oltre a una concezione fluida del suono e del linguaggio che si manifesta trasversalmente in tutta la sua attività. Dal 2016 ha avviato una stretta collaborazione con il coreografo Daniele Ninarello, sia in veste di musicista e performer (Kudoku, Attic), sia di compositore (STILL, Pastorale, Nderthurje).
Il suo progetto solista Resist/Evolve è uno spazio di ricerca in cui indagare la relazione fra corpo, respiro, suono ed emotività, raccogliendo esperienze provenienti dalla performance, dall’apnea, dalla meditazione e dalla drone music.
ARTHUR LISKO è il progetto auto-prodotto di Pietro Arthur Antonicelli che compone e registra sovraincidendo uno strumento alla volta per poi portare dal vivo i pezzi con una formazione che riadatta flessibilmente i brani live.
Biografia
ARTHUR LISKO è un musicista e produttore nato e cresciuto nella cittadina di Gavardo, la musica suonata dai suoi genitori l’ha sempre circondato ma l’approccio scolastico agli strumenti non l’ha mai affascinato, verso i 17 anni scopre la chitarra e prova a giocare con degli accordi inventati, con qualche dritta riesce a sentirsi abbastanza a suo agio da comporre dei piccoli brani chitarra e voce.
Durante la quarantena incide il suo primo album in inglese “People Don’t Care” dal suono indie nord americano, per poi spostarsi verso l’intimità dell’italiano con “Daltonismi – EP” 2 anni dopo, con una spinta a volte quasi psichedelica.