Con l’ultimo album Ghost/Spirit, Jules Reidy realizza un’opera radicalmente personale e visionaria, in cui il gesto musicale diventa preghiera e catarsi. Il suono si fa veicolo di un processo di dissoluzione e rinascita, sospeso tra intuizione mistica e padronanza tecnica, tra la fragilità dell’esperienza umana e la tensione verso l’ignoto.
JULES REIDY
Chitarrista di origini australiane e residenza tedesca, con collaborazioni importanti, da Oren Ambarchi ad Andrea Belfi, Reidy persegue un folk trascendentale, immateriale, che tende verso l’alto con accordature anticonvenzionali, scale di microtoni, sample successivamente riassemblati con brio sperimentale, con field recordings dalla
metropolitana di Berlino, scie di melodie che appaiono e riappaiono a intermittenza, inducendo un senso di misterioso déjà vu nel quale galleggiare. Con un futurismo applicato alle sei corde, con un fingerpicking scivoloso, sensibile e scattoso, che può gettare paralleli con Kaki King, anche nella fuoriuscita eterea della voce.
ARTHUR LISKO è il progetto auto-prodotto di Pietro Arthur Antonicelli che compone e registra sovraincidendo uno strumento alla volta per poi portare dal vivo i pezzi con una formazione che riadatta flessibilmente i brani live.
Biografia
ARTHUR LISKO è un musicista e produttore nato e cresciuto nella cittadina di Gavardo, la musica suonata dai suoi genitori l’ha sempre circondato ma l’approccio scolastico agli strumenti non l’ha mai affascinato, verso i 17 anni scopre la chitarra e prova a giocare con degli accordi inventati, con qualche dritta riesce a sentirsi abbastanza a suo agio da comporre dei piccoli brani chitarra e voce.
Durante la quarantena incide il suo primo album in inglese “People Don’t Care” dal suono indie nord americano, per poi spostarsi verso l’intimità dell’italiano con “Daltonismi – EP” 2 anni dopo, con una spinta a volte quasi psichedelica.